Solo 65.000 euro di entrate extra per il Comune.
È questo il (forse unico?) beneficio concreto che sarebbe derivato da un progetto di enorme impatto sul territorio.

I cittadini sono stati tenuti all’oscuro fino all’ultimo, mentre la pratica veniva istruita in tempi rapidissimi e portata in Consiglio come se fosse una semplice questione tecnica. Il tutto senza mai citare i beneficiari di tale pratica. Anzi citandoli come “Élite”!

L’articolo uscito oggi sul quotidiano Domani esplicita in modo inequivocabile un elemento che fino a ora non era mai stato chiarito pubblicamente: il collegamento dell’operazione ad Alberto Genovese e che getta una luce non propriamente affascinante sul progetto della Comunità di Èlite.
Un aspetto che cambia completamente il contesto e che ci dà ragione nell’aver chiesto da subito massima trasparenza e cautela dal momento che troppe cose non ci tornavano.
E ci fa sorgere spontanea una domanda che serpeggia da giorni in paese: perché non si è mai parlato apertamente della Fondazione Genovese in occasione della presentazione della deroga agli strumenti urbanistici in Consiglio comunale? Perché si è sempre parlato di Comunità di recupero dalle dipendenze destinata a pazienti di Elite?
Tra l’altro, sarà stato un caso, proprio quando in Consiglio il tema è diventato di partecipazione pubblica, le registrazioni del Consiglio su YouTube sono state interrotte.

Ricordiamo che tecnicamente il Consiglio Comunale non è il luogo per il confronto con i cittadini. È chi governa da più di 10 anni questo lo sa. O, per lo meno, dovrebbe saperlo.
Ma i cittadini, informati da noi, si sono presentati comunque in massa aiutando con la loro presenza e partecipazione a bocciare il progetto in consiglio e all’unanimità (!). Le proteste e le domande dei cittadini, informati dei fatti, hanno avuto l’effetto di fare votare la maggioranza contro sé stessa! Al di là di questo risultato se davvero la Sindaca è la maggioranza avessero voluto spiegare e condividere un progetto di questo tipo, lo strumento corretto avrebbe dovuto essere un’assemblea pubblica. Della quale non vi è stata traccia.

Torniamo a ribadire che in una piccola comunità come la nostra, iniziative così delicate devono essere trasparenti, motivate e discusse apertamente con i cittadini, non portate avanti in silenzio fino all’ultimo momento.

Ringraziamo i cittadini che hanno aiutato a non percorrere questa strada e continuiamo a chiedere chiarezza e risposte ufficiali.
Ora più che mai.
Perché se è vero che, come detto nell’ultimo Consiglio Comunale, la maggioranza “ci mette la faccia fino in fondo, non commenta e decide” é bene che, per una volta, ci metta la faccia davvero e commenti (o spieghi) le proprie decisioni.

 

link all articolo:
https://www.editorialedomani.it/inchieste/stupri-san-patrignano-2-varese-blocca-genovese-centro-riabilitazione-hp17yx3e