In relazione agli articoli pubblicati sulla vicenda della villa di via Dei Castagni, riteniamo necessario ricostruire con precisione l’accaduto e chiarire alcuni aspetti che risultano imprecisi o fuorvianti.

Il 27, giorno in cui la questione è emersa pubblicamente, né la minoranza né i cittadini erano a conoscenza di alcun collegamento con la figura di Alberto Genovese.
Questo è un dato oggettivo.

Non è invece dato sapere chi, all’interno dell’amministrazione, fosse informato:
se la maggioranza, la Sindaca o gli uffici.
Dagli atti e dalle comunicazioni ufficiali, tali informazioni non risultano essere mai state condivise.

Peraltro, in un precedente articolo pubblicato su la Repubblica – edizione Milano, la stessa Sindaca ha dichiarato di non sapere che dietro la società immobiliare vi fosse Genovese.
Questo rende ancora più problematica qualsiasi ricostruzione successiva che attribuisca ad altri responsabilità o presunte “strumentalizzazioni”.

È fondamentale ribadirlo con chiarezza:

il dibattito non ha mai riguardato la bontà o meno di una comunità per la cura delle dipendenze,
né tantomeno la Fondazione Genovese,
né il merito giudiziario o morale di alcun soggetto.

Il confronto politico si è sempre concentrato su un punto preciso, legittimo e circoscritto:
l’interesse pubblico di autorizzare una variante urbanistica con cambio di destinazione d’uso in una zona residenziale di pregio come la Rogorella,
e la valutazione di tale interesse sulla base di elementi così limitati, generici e incompleti.

Non abbiamo mai accusato l’amministrazione di interessi nascosti o secondi fini.
Abbiamo invece evidenziato superficialità, scarsa chiarezza e carenze procedurali, sia nei confronti dei cittadini – in particolare dei residenti della Rogorella – sia nei confronti dei consiglieri comunali.

La documentazione relativa al progetto è stata predisposta in tempi molto ristretti e presentava esclusivamente una convenzione con una società immobiliare e conteneva riferimenti generici e vaghi alla tipologia di comunità, senza un progetto chiaro, dettagliato o verificabile

In questo contesto, è legittimo chiedersi su quali basi informative i consiglieri di maggioranza siano stati chiamati a votare.
Sapevano con chi si stava ipotizzando di stipulare una convenzione?
Oppure si è proceduto senza un’adeguata istruttoria?

In entrambi i casi, emerge una preoccupante carenza di perizia e responsabilità nella gestione della cosa pubblica.

Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda il percorso di comunicazione e partecipazione.
L’amministrazione non ha dato particolare evidenza né pubblicizzato il Consiglio comunale in cui si sarebbe discusso di un tema così delicato, né ha richiamato l’attenzione dei cittadini su un punto di forte impatto sul territorio.

È lecito ritenere che, in assenza di pubblico in aula, il provvedimento sarebbe probabilmente passato senza particolari difficoltà, come risulta evidente anche dalla registrazione della seduta disponibile online.(link video)

Questo dimostra che il confronto con i cittadini non è stato cercato, ma piuttosto subito, e che solo la presenza del pubblico ha determinato un cambio di atteggiamento.
Non si è trattato di un percorso partecipativo costruito, ma di una retromarcia dettata dal contesto.

L’ascolto dei cittadini è doveroso, sempre.
E quindici cittadini presenti in aula meritano attenzione e rispetto.

Ma è legittimo chiedersi perché quello stesso ascolto non sia stato riconosciuto prima
alle circa 450 persone rappresentate dalla minoranza in Consiglio comunale,
che hanno posto domande, sollevato dubbi e chiesto chiarimenti nel pieno esercizio del loro mandato.

La partecipazione non può essere a geometria variabile.
Non può valere solo quando si manifesta fisicamente in aula,
e venire invece ignorata quando passa attraverso gli organi democraticamente eletti.

Il Consiglio comunale rappresenta l’intera comunità,
non solo chi riesce ad essere presente in una singola seduta.

In questo quadro, respingiamo con fermezza l’idea che Amici Bodio Lomnago abbia fomentato o guidato il comitato dei cittadini della Rogorella.
Non esiste alcun rapporto organizzativo o politico tra le due realtà.

Dalle nostre interlocuzioni, il comitato dei cittadini ha scelto consapevolmente una posizione neutra ed equidistante, sia dalla maggioranza sia dall’opposizione:
una scelta che non possiamo che rispettare e apprezzare.

La mobilitazione civica non è stata innescata da presunte strumentalizzazioni,
ma da una serie di scelte dell’Amministrazione sul territorio che, nel tempo – dalla palestra, all’ex Italo, fino a questa vicenda – hanno generato preoccupazione e una legittima richiesta di maggiore ascolto e trasparenza.

Riteniamo che la partecipazione e l’interesse dei cittadini per le questioni locali siano un valore, non un problema.
Ed è proprio questo che dovrebbe essere incoraggiato da chi amministra.

Infine, stupisce leggere, nell’articolo, un generico riferimento alle “minoranze”.
A chi ci si riferisce esattamente?

Nel Consiglio comunale di Bodio Lomnago esiste una minoranza consiliare,
che rappresenta centinaia di cittadini ed esercita un ruolo istituzionale preciso.
Utilizzare il termine al plurale, in modo indistinto, rischia di creare confusione e di delegittimare un ruolo democratico che non è né marginale né informale.

La vicenda può dirsi chiusa sul piano procedurale.
Ma non può dirsi chiarita sul piano politico e amministrativo.

Porre domande sul metodo decisionale non significa riaprire il caso, né tantomeno strumentalizzare una scelta.
Significa esercitare il ruolo di controllo e di rappresentanza che spetta ai consiglieri e ai cittadini.

Non stiamo chiedendo di tornare a votare quel progetto.
Stiamo chiedendo di capire come si è arrivati a portarlo in Consiglio,
con quali informazioni, con quale istruttoria e con quale reale condivisione.

Se l’amministrazione ritiene che il progetto fosse valido, deve spiegare perché è stato bocciato.
Se ritiene invece che non lo fosse, deve spiegare perché è stato difeso fino all’ultimo.

Attribuire il cambio di posizione all’“ascolto dei cittadini” non è convincente, quando quel confronto:

  • non è stato cercato prima
  • non è stato strutturato
  • e si è manifestato solo in aula, di fronte a una presenza pubblica inattesa

L’ascolto è un processo.
Non una reazione.

Resta una domanda fondamentale: chi ha deciso di portare in Consiglio una proposta pronta per il voto senza chiarire chi fosse il reale proponente e gestore del progetto?
Il Sindaco, la Giunta o altri soggetti?
Se mancavano elementi essenziali, perché quella proposta era all’ordine del giorno come atto votabile?

Chiedere chiarezza non è polemica.
È responsabilità.