Fondazione Genovese: regole, metodo e fiducia

In queste settimane il dibattito pubblico si è acceso attorno all’immobile di Via dei Castagni, in zona Rogorella.

Vogliamo dirlo con chiarezza: la grande maggioranza dei cittadini di Bodio Lomnago non ha alcuno stigma né alcun problema a convivere con comunità di accoglienza. Sul nostro territorio sono già presenti realtà di questo tipo e non hanno mai generato contrapposizioni ideologiche.

Non è questo il punto.

Il punto è il rispetto delle regole e il metodo con cui si affrontano scelte che incidono sulla comunità.

Il Piano di Governo del Territorio di Bodio Lomnago parla chiaro. Sono norme che rappresentano il buon vivere comune e valgono per tutti: per il cittadino meno abbiente come per chi dispone di importanti mezzi economici. Non possono esistere interpretazioni diverse a seconda del soggetto coinvolto.

Abbiamo richiesto formalmente l’accesso agli atti per verificare la natura dei lavori avviati nello stabile in oggetto: una villa di pregio situata al culmine della collina della Rogorella, con vista sul Lago di Varese e sul Monte Rosa, proposta negli annunci immobiliari al momento della vendita per un valore indicativo di circa due milioni di euro.

Dalla documentazione finora disponibile risulta presentata una pratica di ristrutturazione interna da parte di un privato. Una ristrutturazione interna, nel rispetto delle norme vigenti, può essere effettuata legittimamente.

Ad oggi, tuttavia, non ci risulta alcuna richiesta di accreditamento in corso presso ATS.

Nel frattempo, sui giornali si parla di una futura comunità strutturata, con terapie e gestione organizzata. Inizialmente si parlava di 20 posti; oggi si parla di 8. Se il progetto è stato ridimensionato, è doveroso che venga chiarito quale sia l’effettivo inquadramento urbanistico dell’intervento.

Ricordiamo inoltre che il 27 novembre il Consiglio Comunale ha già bocciato all’unanimità una proposta di cambio di destinazione d’uso per quella struttura: dieci voti contrari. Un indirizzo politico chiaro.

Abbiamo protocollato le nostre perplessità interpretative su come si possa procedere senza un cambio di destinazione d’uso, dopo che tale richiesta è stata formalmente respinta.

Ma oltre al tema urbanistico, riteniamo che anche il metodo seguito fino ad oggi non abbia contribuito a creare un clima di fiducia.

Il progetto è emerso in modo progressivo e frammentato. In Consiglio Comunale si è inizialmente parlato di un operatore immobiliare interessato a realizzare una comunità per il recupero dalle dipendenze, con informazioni minime e generiche. Successivamente è stato richiesto un incontro con la proprietà e con l’architetto incaricato, ma senza che venisse chiaramente indicato il soggetto che avrebbe gestito concretamente la struttura.

Il riferimento alla fondazione è emerso solo in un secondo momento, attraverso notizie di stampa e approfondimenti esterni. Possiamo comprendere che, trattandosi di un progetto delicato e di un nome mediaticamente noto, si sia voluto mantenere inizialmente un certo riserbo. Tuttavia, quando si affrontano scelte che incidono sul territorio, la trasparenza istituzionale dovrebbe essere prioritaria.

A questo si sono aggiunte dichiarazioni pubbliche secondo cui l’amministrazione non sarebbe stata a conoscenza del soggetto che avrebbe gestito la struttura. Un’affermazione che, alla luce dei passaggi precedenti, solleva interrogativi e non contribuisce a rafforzare quel clima di chiarezza e fiducia che dovrebbe accompagnare ogni intervento di questa portata.

Nel corso dei mesi abbiamo quindi assistito a comunicazioni non lineari: un progetto presentato in modo parziale, un voto contrario in Consiglio sul cambio di destinazione d’uso, dichiarazioni che spostano le responsabilità decisionali su altri enti, fino ad arrivare oggi a leggere sui giornali annunci che danno l’iniziativa come definita.

La trasparenza dovrebbe precedere le polemiche, non seguirle.

La fiducia si costruisce nel tempo, con coerenza e chiarezza. E si perde molto più rapidamente quando le informazioni arrivano a pezzi, quando le posizioni cambiano, quando le responsabilità sembrano spostarsi.

Non è corretto affermare che il Comune sia semplicemente “alla finestra” e che le decisioni spettino esclusivamente ad ATS. Le competenze urbanistiche e l’applicazione del PGT restano responsabilità dell’amministrazione comunale.

Oggi ci troviamo di fronte a una situazione in cui:

  • negli atti risulta una ristrutturazione privata;
  • sui giornali si parla di una comunità strutturata;
  • il Consiglio Comunale ha già espresso un diniego al cambio di destinazione d’uso;
  • il numero dei posti annunciati è stato modificato nel tempo.

Se si tratta di una semplice residenza privata, nessuno ha nulla da eccepire.
Se invece si tratta di una struttura organizzata, allora deve essere spiegato con quale inquadramento urbanistico si intenda procedere e come ciò si concili con la volontà già espressa dal Consiglio Comunale.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un evidente cambio di passo da parte della fondazione, con dichiarazioni pubbliche e una presenza mediatica che presentano l’iniziativa come ormai definita. Se fino a poco tempo fa il progetto appariva ancora in fase interlocutoria, oggi viene descritto come un percorso già tracciato.

Proprio per questo riteniamo legittimo interrogarsi sul prossimo futuro. Se l’orientamento è quello di procedere, è necessario chiarire con quali strumenti amministrativi, con quale inquadramento urbanistico e nel rispetto di quale percorso istituzionale si intenda farlo, soprattutto alla luce del voto già espresso dal Consiglio Comunale.

Non si tratta di ostacolare, ma di comprendere. Non si tratta di alimentare polemiche, ma di garantire che le decisioni che incidono sul territorio seguano un iter chiaro e condiviso.

Per questo riteniamo necessario convocare un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza, nella quale vengano illustrati con chiarezza:

  • l’inquadramento urbanistico dell’intervento;
  • il percorso amministrativo previsto;
  • le competenze dei diversi enti coinvolti;
  • le prospettive future dell’immobile.

Solo attraverso un confronto pubblico e trasparente si può ristabilire un clima di fiducia e serenità.

Noi non siamo interessati a costruire un clima di sfiducia.
Al contrario, riteniamo che il confronto pubblico debba fondarsi sui fatti e sul rispetto delle regole. Tuttavia, di fronte a passaggi così contraddittori e a situazioni oggettivamente poco lineari, non possiamo non sollevare dubbi e chiedere chiarimenti.

Vigilare e fare luce non significa alimentare tensioni.
Significa esercitare responsabilmente il ruolo che i cittadini ci hanno affidato.

E Noi continueremo a svolgere il nostro ruolo con senso istituzionale, vigilando affinché a Bodio Lomnago le regole valgano davvero per tutti.

 

Articoli sulla “futura” Comunità terapeutica a Bodio Lomnago

 

https://www.gente.it/attualita/cronaca/a70268880/che-cosa-fara-alberto-genovese-con-laura-genovese-nuova-comunita-recupero-varese/

https://milano.corriere.it/notizie/lombardia/26_febbraio_17/alberto-genovese-e-la-sorella-laura-ristrutturano-una-grande-villa-nel-varesotto-sara-una-casa-per-i-tossicodipendenti-e-le-loro-c1546d0c-7a1b-4ad5-b250-8e300c13axlk.shtml

https://www.affaritaliani.it/milano/nuova-vita-genovese-villa-lago-varese-centro-di-recupero-tossicodipendenti-1001720.html