L’ultimo Consiglio comunale ha affrontato questioni importanti per Bodio Lomnago: le nuove tariffe TARIP, il Piano economico finanziario di COINGER, la sentenza del TAR sulla Rogorella, gli equilibri di bilancio e il Piano per il diritto allo studio.
Eppure la maggioranza ha convocato la seduta senza il sindaco e senza essere autonomamente in grado di garantire il numero legale.
In aula è stato espressamente chiarito che, senza i due consiglieri di minoranza presenti, il Consiglio non avrebbe potuto proseguire. Pur potendo far venire meno il numero legale, abbiamo scelto responsabilmente di rimanere, consentendo l’approvazione degli atti necessari.
Rimane però una domanda politica: come può una maggioranza convocare un Consiglio teoricamente tanto importante senza avere i numeri per garantirne autonomamente lo svolgimento?
Si è trattato soltanto di assenze occasionali oppure iniziano a emergere sensibilità differenti e prime incrinature all’interno della maggioranza?
Forse il problema è ancora più profondo: ormai in Consiglio sembra esserci ben poco da discutere, perché le decisioni arrivano in aula quando sono già state definite altrove.
Due giorni per approvare decisioni già prese
Il termine del 31 luglio per approvare PEF e tariffe è previsto dalla normativa nazionale. La domanda non è quindi perché fosse necessario rispettare quella scadenza, ma perché gli atti siano stati portati in Consiglio soltanto due giorni prima.
A quarantotto ore dal termine, quale possibilità concreta avevano i consiglieri di proporre modifiche al PEF unitario, alle tariffe di bacino o al regolamento?
Formalmente il Consiglio poteva approvare o respingere. Nella sostanza, qualsiasi modifica avrebbe richiesto nuovi calcoli, verifiche e un coordinamento con gli altri Comuni. Le tariffe, peraltro, erano già state comunicate da COINGER prima dell’approvazione di tutti i Consigli comunali.
Non possiamo affermare che questo metodo venga utilizzato deliberatamente per impedire modifiche. Possiamo però constatare che produce esattamente quell’effetto: il Consiglio non partecipa alla formazione della decisione, ma viene chiamato a formalizzarla quando ormai è troppo tardi per incidere.
Sulle tariffe abbiamo chiesto le simulazioni effettuate sulle diverse tipologie di famiglie e attività. Ci è stato risposto che esistono, ma non sono state mostrate.
Abbiamo segnalato possibili anomalie nei conteggi dei conferimenti, cioè proprio nei dati sui quali si fonda la tariffazione puntuale. Ci è stato detto che si potranno chiedere chiarimenti.
Abbiamo ricordato che la customer satisfaction promessa da tempo continua a non essere effettuata.
Prima si approvano le tariffe, poi eventualmente si chiedono i dati e si verificano i conteggi. È questo il ruolo che si vuole attribuire al Consiglio comunale?
COINGER: chi decide e dove?
La stessa impressione è emersa dalla risposta alla nostra interrogazione sulla governance di COINGER e sulla riconferma dell’amministratore unico.
Abbiamo ascoltato una lunga esposizione sulle competenze del sindaco, dell’Assemblea dei soci e degli organi societari. Ma noi non avevamo posto una questione di legittimità formale.
Se avessimo ritenuto illegittimi gli atti, avremmo interessato gli organi competenti. Siamo consiglieri politici e avevamo posto domande politiche.
La maggioranza considera soddisfacente la gestione della TARIP? Quali criticità ha segnalato? Quali indicazioni ha portato nelle sedi di COINGER? Quali obiettivi ha proposto per migliorare il servizio? Con quali criteri ha sostenuto la riconferma dell’amministratore unico e il riconoscimento del premio di risultato?
A queste domande non abbiamo ricevuto risposte concrete.
Ci è stato ripetuto che decide l’Assemblea dei soci, quasi fosse un soggetto estraneo al Comune. Ma Bodio Lomnago è socio di COINGER, partecipa all’Assemblea ed esprime un voto.
Dire che «ha deciso l’Assemblea» non spiega come abbia votato Bodio Lomnago, quale posizione abbia sostenuto, quali obiettivi abbia proposto e sulla base di quali valutazioni.
Anche la lettera informale fatta circolare prima della nomina dell’amministratore unico rappresenta un indizio importante.
Non chiedevamo se fosse stata protocollata: sapevamo già che non lo era. Chiedevamo se fosse autentica, se il sindaco ne fosse a conoscenza e se l’accordo politico sulla riconferma fosse stato definito prima e fuori dall’Assemblea.
La risposta ha riconosciuto che si sarebbe trattato di un’interlocuzione politico-relazionale fra i sindaci, ma non ha chiarito il coinvolgimento di Bodio Lomnago. Ha invece chiesto alla minoranza da chi avesse ricevuto il documento.
La domanda, quindi, rimane: l’Assemblea dei soci è il luogo nel quale si formano davvero le decisioni oppure quello nel quale vengono formalizzati accordi già presi altrove?
E se persino i consiglieri di maggioranza vengono chiamati soltanto ad approvare atti già definiti, quanto conta realmente la maggioranza nella formazione di queste scelte?
Rogorella: una sentenza “nota”, ma mai spiegata pubblicamente
Lo stesso metodo si è visto sulla sentenza del TAR relativa alla Rogorella.
In aula è stata presentata come una vicenda «ormai nota a tutti». Ma quando e dove l’amministrazione aveva illustrato pubblicamente ai cittadini il contenuto della sentenza, le ragioni per cui il Comune aveva perso il ricorso e le conseguenze politiche e amministrative della decisione?
Il punto portato in Consiglio riguardava il riconoscimento del debito e il pagamento delle spese legali. Solo grazie alle domande della minoranza è emerso che l’amministrazione non ha ancora deciso se presentare appello e sta chiedendo ulteriori valutazioni al proprio legale.
Ancora una volta: si deve pagare, si sta valutando, si vedrà.
Ma chi sta valutando? In quale sede? Con quali criteri? Quando il Consiglio verrà coinvolto nella scelta politica sul da farsi?
Anche in questo caso il Consiglio sembra chiamato a formalizzare la conseguenza economica di una decisione, mentre la valutazione politica continua a essere svolta altrove.
Se il Consiglio non conta, restano i social
Il Consiglio comunale dovrebbe essere il luogo nel quale l’amministrazione presenta i problemi, mette a disposizione i dati, illustra le alternative e si assume pubblicamente la responsabilità delle proprie scelte.
Non dovrebbe essere convocato per formalizzare decisioni già definite, ricevere risposte tecniche a domande politiche o prendere atto di fatti descritti come “noti” senza essere mai stati realmente spiegati ai cittadini.
Nell’ultima seduta la minoranza ha garantito il numero legale, ha consentito al Consiglio di svolgersi anche nel tentativo di ottenere delle risposte.
La maggioranza ha convocato senza avere autonomamente i numeri. Il sindaco era assente. Le simulazioni tariffarie non sono state mostrate. Le verifiche sui conteggi devono ancora essere richieste. Gli obiettivi di COINGER non sono stati illustrati. Sulla Rogorella si continua a “valutare”, senza sapere chiaramente chi decida e dove.
Se questo è il ruolo attribuito al Consiglio comunale, non ci si può poi lamentare se l’unico strumento capace di produrre una reazione immediata da parte dell’amministrazione rimangono i post pubblicati sui social.
Non è la politica che dovrebbe funzionare in questo modo.
Ma, troppo spesso, è l’unico modo per ottenere finalmente attenzione e qualche risposta.

